Sezione III
MIRAGGI AMBIENTALI
Arredi e oggetti che ricadano nell’ambito di una familiare esperienza visiva entro lo spazio confinato di un interno, facilitano la sostituzione della loro reale consistenza con quella illusoria della loro rappresentazione pittorica.
Vani che si “aprono” nelle pareti, o librerie e armadietti che vi stanno “accostati” sottoponendoci oggetti d’uso e rarità da collezione, sono temi ideali per la pittura a inganno, che vi ha raggiunto effetti specialmente seducenti. Più difficili gli animali e le figure domestiche, dove si può tuttavia fare ricorso allo chantourné, sagomando il contorno reale dell’oggetto rappresentato, e dotandolo poi di tridimensionalità con il gioco sapiente dei chiaroscuri.
Ben si presta a ingannare l’osservatore anche quanto si trova a pendere, appunto come un quadro, dalla parete, come gli uccelli appesi a un chiodo di un affresco di Pompei, capostipite di una lunga serie di trofei di caccia e di volatili morti, che ricorrono nel repertorio del trompe-l’œil anche come sottinteso richiamo alla transitorietà delle cose. È questo uno dei concetti-guida di un’arte che non è solo puro gioco visivo, e dove l’evidenza stessa data alle “apparenze” è di per sé fonte di sottile malinconia.
Vani che si “aprono” nelle pareti, o librerie e armadietti che vi stanno “accostati” sottoponendoci oggetti d’uso e rarità da collezione, sono temi ideali per la pittura a inganno, che vi ha raggiunto effetti specialmente seducenti. Più difficili gli animali e le figure domestiche, dove si può tuttavia fare ricorso allo chantourné, sagomando il contorno reale dell’oggetto rappresentato, e dotandolo poi di tridimensionalità con il gioco sapiente dei chiaroscuri.
Ben si presta a ingannare l’osservatore anche quanto si trova a pendere, appunto come un quadro, dalla parete, come gli uccelli appesi a un chiodo di un affresco di Pompei, capostipite di una lunga serie di trofei di caccia e di volatili morti, che ricorrono nel repertorio del trompe-l’œil anche come sottinteso richiamo alla transitorietà delle cose. È questo uno dei concetti-guida di un’arte che non è solo puro gioco visivo, e dove l’evidenza stessa data alle “apparenze” è di per sé fonte di sottile malinconia.

